Il concerto dei Death Grips al quale ho assistito l'anno scorso (qui il report, qui un pò di foto scattate da me), mi ha cambiato.
Un cambiamento che in realtà era cominciato qualche tempo prima, quando scoprii l'esistenza di questo terzetto di Sacramento (quasi sempre un duo nei live) devoto a una miscela sonora esplosiva e dannata, dove parlare di hip pop, rap, hardcore-techno, noisecore, elettro, industrial ci sta, ma fino ad un certo punto. Un fiume costantemente in piena che non conosce pause o ridimensionamenti. Sempre costantemente nell'eccesso. Di suoni, parole, immagini (no dico, la cover di No Love Deep Web ve la ricordate no?).
Con la media di un album e mezzo all'anno dal 2011 fino a quest'ultimo Government Plates siamo già a 4 album (il primo, in realtà, Eximilitary, "solo" un mixtape, anche se ad oggi, a mio parere, ancora il loro prodotto migliore). Ma il livello è sempre altissimo in ogni produzione, né si smentisce quest'ultimo LP, dove le cuffie restano incollate alle tue orecchie come ventose industriali, fino al perforamento del cervello. Questo è il primo singolo estratto, dal titolo "You might think he loves your money but I know what he really loves you for it's your brand new leopard skin pillbox". Se credete che le emozioni forti non facciano per voi, lasciate pure stare.
Su questo video, l'ascolto integrale, buon viaggio:
free jazz - jazzcore - krautrock- psychedelia - prog funk
Mats Gustafsson, molto banalmente, al sax, Jonas Berthling al bassoeAndreas Werliin alla batteria. Questi sono i Fire!, quelli che, stando alle parole dello stessoGustafsson, fanno "Swedish jazz classics from the future".
Ascoltare quest'album e farsi venire una voglia grande di trasferirsi in Svezia per aspettare e cominciare ad abituarsi a questa annunciata prossima venuta di musica svedese dal sapore forte e travolgente, innovativa e perforativa allo stesso modo in cui può esserlo un meteorite che si schianta al suolo di un pianeta incolpevole e necessariamente fermo, senza possibilità alcuna di schivarlo.
Non che una sola volta mi sia capitato di ascoltare qualcosa dalla miriade di progetti del talentuoso metasassofonista scandinavo senza rimanere travolto dalla sua originalità e totale assenza di schemi o riproduzione di "banali" dettami classici. Questa volta però, oltre alla forza innovativa, alla goduria del suono sporco, mozzato, rozzo, schizofrenico della sua appendice ottonica si apprezza il letto di sfumature kraute e psichedeliche su un ritmo quasi funkeggiante dal forte retrogusto noir.
His electro blue voice - RUTHLESS SPERM (Sub Pop, 2013)
shoegaze - grindcore- noise rock
In Italia, in questi giorni, c'è chi si vanta in giro per il mondo di avere le palle d'acciaio. Si, l'ha smentito. Ma l'ha detto, l'ha detto. Se tanto mi dà tanto allora gli His electro blue voice, trio al fulmicotone di Como ma dalla forte vocazione cross border (l'etichetta è nientemeno che la Sub Pop, si quella che si legge sui dischi dei Nirvana, quella lì) le palle le hanno di piombo zincato a caldo.
Ruthless sperm è il loro primo album, per quanto il terzetto sia attivo ormai da anni con vari Ep, singoli e split, di quelli giusti, tanto da arrivare alle esigenti orecchie della suddetta etichetta. C'è tanta roba in quest'album. C'è rabbia, c'è metodo, c'è ispirazione ma non ci sono le barriere che un italiano generalmente fatica a scrollarsi di dosso se vuole essere credibile a prescindere dal suo passaporto.
Non saranno dei pionieri, degli scopritori, degli antesignani, ma quello che fanno lo fanno molto bene. Banalizzando, in estrema sintesi, come se sulle rive del lago di Como i Japandroids trovassero un luogo per seppellire gli sconosciuti. Un gran casino, cupo e riverberato. Come piace a me.
La bella musica può piacere o non piacere, ma sempre bella musica rimane. I Cave, quartetto di Chicago votato alla psichedelia strumentale dal forte groove, hanno sempre avuto una proposta musicale valida e perquanto mai totalmente innovativa, sempre di gran gusto e qualità incontestabile.
THREACE è l'ultima creatura in termini di LP, probabilmente la più completa, probabilmente la meglio riuscita. Un viaggio tra psichedelia e funk progressivo, dove non si riesce mai a comprendere bene dove finisca l'una e cominci l'altra, perchè semplicemente viaggiano assieme. Provate ad immaginare i Calibro 35 che suonano in una allucinata comune tedesca degli anni '70. La cosa vi stuzzica? Non può non farlo e dedicare un pò di tempo all'ascolto di questo splendido album non potrà che saziare la vostra voglia di buona musica. Attenti però, crea dipendenza.
Melt-Banana, FETCH (A-Zap, 2013) Noise, alt nippop, elettro hardcore
Come se ti dicessero che per ripararti dagli effetti di una deflagrazione nucleare devi indossare gli occhiali del 3D e alzare il bavero del cappotto, continuando comodamente a goderti lo spettacolo. Puoi pure farlo, magari il fungo lo vedi di un colore diverso e ti senti più sicuro e riparato. Quando però inizierai a renderti conto che tutto ciò non è bastato e comincerai a correre come un pazzo nella direzione opposta, avrai giusto il tempo di realizzare che quel mattone che ti sta fracassando la nuca è una dolorosa rima con la crudele realtà.
Fetch, dei giapponesi Melt-Banana,è un'esplosione nucleare. Di suoni duri e schizofrenici, amalgamati da corpose e martellanti frustate di basso, scanditi da rullate frenetiche di batteria, taglienti chitarre noise, disturbati da sapienti elementi/momenti di elettronica da film di fantascienza di seconda scelta. Un pò come se i Mars Volta dividessero la scena con i Deerhoof per radere al suolo ogni tua pretesa di ascolto comodo, rilassato e tendente al defaticamento celebrale. Per ascoltarli mi sono messo comodo sul divano, mani incrociate dietro la nuca e gambe tese tendenti allo scivolamento sul pavimento.
Povero me. Fu allora che mi venne in mente la scena dell'esplosione nucleare con gli occhialini del 3D. Tranquillo io, mentre il mondo attorno a me stava cambiando il destino delle cose, e la sistemazione degli oggetti delle mia stanza. Tutto a causa di quell'esplosione apparentemente scomposta, ma poi alla fine scientificamente testata, che risponde al nome di Fetch, dai sempre verdi Melt-Banana.
Tracklist:
01 – Candy Gun 02 – The Hive 03 – Vertigo Game 04 – Left Dog (Run, Caper, Run) 05 – Infection Defective 06 – My Missing Link 07 – Zero+ 08 – Schemes Of The Tails 09 – Lie Lied Lies 10 – Red Data, Red Stage 11 – Then Red Eyed 12 – Zero
Esce oggi il video di "What if" da STILL SMILING, l'album capolavoro di Teho Teardo e Blixa Bargeld. "What if " è il terzo video dell'album dopo "Mi scusi" e "Alone with the moon". Il video, delizioso, è girato a New York da Michele Baggio ed Enrico Zanetti e si ispira alla Street Art di Bansky. Enjoy.
Giacomo Toni - MUSICA PER AUTOAMBULANZE (2013, Martelabel)
swing, jazz, cantautori
La fortuna (non) sta a Milano
Se c’è (e c’è) un fluido emozionale continuo, un budello di
intenzioni artistiche, che unisce idealmente e istintivamente certo
cantautorato, in gran parte ligure, degli anni ’60 e sue derivazioni moderne (Gino Paoli, Luigi
Tenco, Bruno Lauzi, Francesco Baccini), quello milanese colto e irriverente
dello stesso periodo (in particolar modo Giorgio Gaber e Enzo Jannacci),il cantautorato italiano aromatizzato allo
swing, da Fred Buscaglione a Sergio Caputo passando per Paolo Conte, la
dimensione polimorfa, sbilenca e trans-culturale di Vinicio Capossela, bene, se
questa comunione e condivisione di spirito c’è(e c’è) Giacomo Toni, trentenne da Forlimpopoli, ha tutte le carte in
regola per non sfigurare al suo interno.
Musica per Autoambulanze è l’esordio discografico da solista
di Toni, già leader della 900 band, con la quale ha pure all’attivo 3 LP
autoprodotti.Una carriera già lunga e
ricca di soddisfazioni oltre che costellata di riconoscimenti portando in giro
per lo stivale la verve classica del pianista-uomodimondo, quello con la
valigia piena zeppa di tante belle storie da raccontare, meglio se con un
sottofondo sonoro magico e surreale partorito dalla sua allegra e fidata
“banda” di musicisti. La Martelabel ha deciso di trasformare in progetto concreto
la musica di Giacomo Toni producendo quella che, alla fine, è la sua prima
uscita ufficiale.
L’album è un carosello di cartoline variopinte dove si
sostanzia una visione cinica e beffarda di un mondo decadente e bislacco,
all’interno del quale l’artista ricerca e descrive particolari didascalici
bizzarri che fanno sempre la differenza in una storia che si rispetti,
mescolando il tutto con una particolare vitalità (dote innata) e il piglio
sicuro del pianista "maledetto" (te lo insegna la vita, e lo studio).
Il suono è sempre ricco e travolgente, con potenti e velocimitragliate di pianoforte (“Come una specie
di mezzo matto”) che si alternano a fiati bofonchianti che in più parti salgono
in cattedra, con carrattere, dirigendosi verso deliri dalla giocosità
brass-balcanica (“L’autoambulanza”) o verso un jazz addirittura spinto (gli
acuti di sax ed in generale tutta l’atmosfera un po’ avant di “Maledizione” non
stonano proprio per niente, anzi, è questo probabilmente il brano più valido
dell’album). Ci sono poi pure gradevoli momenti calipso-swing (“L’ultima
volta”), digressioni rock&roll/rockabilly sempre di base swing (“Vita da
niente”), serenate al chiaro di luna che farebbero arrossire anche una insensibile
e glaciale bellezza teutonica, se solo capisse l’italiano (“Se ti vedo”),
momenti dalla raffinata ed intensa partecipazione emotiva (“Notturno”, “Un bel
sabato”, “Ode al meccanico mite”) e travolgenti filastrocche sghembe e tendenti
alla destrutturazione dove Toni fa il giocoliere con le parole e la musica
impazza nel tentativo di stargli dietro (“Il bevitore longevo”, “Le macchine
vedovi”).
In definitiva, la proposta di Giacomo Toni convince subito
perché si avverte naturalmente una genuina freschezza nel suo essere artista ed
una maturità nell’approccio stilistico che sapranno accontentare tanto gli
intenditori e appassionati del genere (e nello specifico, degli artisti citati
all’inizio) quanto i liberi e financo casuali fruitori della buona musica. Non
è mai facile accontentare molti, specie quando non si scende a compromessi con
le facilonerie e la banalità, ma con una giusta dose di fortuna e tanto lavoro
di divulgazione, il ragazzo potrà fare strada. Io, da parte mia, glielo auguro.