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giovedì 5 giugno 2014

Recensione: My Bloody Valentine - MBV


Ricomincio a ripescare un pò delle cose pubblicate in rete nel tempo. Comincio da questa recensione per Storia della musica, pubblicata il 7 febbraio 2013. Disco, questo MBV, che con il tempo è cresciuto molto. Questa recensione la scrissi dopo 3/4 giorni di ascolti. Nel frattempo ce ne sono stati molti altri, ma devo dire che gran parte delle cose dette allora le sottoscrivo ancora oggi. 












È uscito l'ultimo album dei My Bloody Valentine. Di già? E si perché 22 anni (tanto è passato da Loveless, l'ultimo LP) possono essere un'eternità come un battito d'ali di farfalla se parliamo del gruppo che ha cambiato i connotati alla musica tradizionale in una maniera tanto innovativa e codificante che tanti, troppi (?), in questi anni ti hanno più o meno fatto pensare a loro.
Prima di cominciare lasciatemi dire che se siete alla ricerca di una recensione che soddisfi le ansie da tecnocrati della musica o volete trastullarvi con iperboli che incastrino sublimemente espressioni come shoegazing , stratificazioni, riverberi, saturazioni,fuzz, muri di suono, chitarre noise, dream pop, e via dicendo, andate pure a leggervi le migliaia di recensioni che inonderanno a breve l'orbe webbaqueo, io cercherò semplicemente di trasmettere ciò che questo disco mi ha lasciato, dicendovi, possibilmente, se mi è piaciuto e nel caso quanto. 




Non è tracotanza banalotta o smania di voler essere diversi e migliori, ma semplice invito a spogliarsi della ruggine che 22 anni di ininterrotta pioggia acida hanno sedimentato nelle nostre orecchie e nella nostra testa. Se è vero che l’attesa del piacere è essa stessa piacere, e anche vero che nel frattempo il mito ha alimentato un mostro, con parziale verità anche per il viceversa. E si perché se fino al 2012 (concedo il beneficio del dubbio all’appena cominciato 2013) la musica più in voga “in-certi ambienti” si è rifatta in modo abominevole al prototipo sviluppato da band come My Bloody Valentine e The Jesus and Mary Chain ciò è dovuto, ma è una mia opinione, più alla ricerca spasmodica dell’inesplorato rivendibile come esclusiva sciccheria che ad altro. Non che le suddette band non abbiano rappresentato delle pietre miliari nella storia della musica e nella mia personale formazione musicale. Ma neanche giusto sarebbe idolatrare fino alla fanatica adorazione chi, alla fine, ha semplicemente fatto, più che onestamente e molto meglio di altri, il proprio mestiere di artista che, per definizione, deve metterci del suo.





I 25 anni di interrotta carriera dei My Bloody Valentine continuano oggi con l’uscita, scoordinata, originale ma un tantino schizofrenica, di questo MBV. Quando molti ormai avevano perso ogni speranza il 2 febbraio 2013 Shields e soci annunciano via social network (e si, oggi usa così) l’uscita, dalla mezzanotte, del loro nuovo album, l’atteso, più volte annunciato e poi sempre rimandato,  follow up di Loveless. Mentre il sottoscritto dormiva beatamente, che tanto il giorno dopo sarebbe stato lo stesso, migliaia di fan aspettano la mezzanotte sul portale più sanguinoso del pop mondiale per scaricare e ascoltare prima di tutti l’ottava meraviglia dell’umanità. Il sito va in tilt, crasha a ripetizione lasciando molte bocche asciutte e tanti sogni turbati. Davanti ad un muffin ai mirtilli e un ottimo cappuccino con tripla schiuma, comodamente seduto, tre giorni dopo arriva anche il mio turno.
Tutto d’un fiato allora, il cappuccino. Poi comincio seriamente l’ascolto, che si riferisce necessariamente alla versione digitale, l’unica ad oggi rilasciata e considerando l’attendibilità delle dichiarazioni della band, l’unico dato sicuro e incontrovertibile.




Se l’idea è di porsi in scia per dare un seguito a Loveless, la prima traccia, She found now, spiazza un po’. Il magma sonoro è lento, ruvido, più sporco e molto meno decifrabile di quanto avviene mediamente nel suddetto capolavoro. Per quanto la melodia sia riconoscibile e apprezzabile, non c’è quell’immediata empatia che l’assuefazione ai suoni di Loveless avrebbe richiesto. Cosa che in parte accade con la successiva Only Tomorrow. Potente e dal piglio più vivace e deciso, sebbene sempre sepolta da una nube tossica di rumore in bassa fedeltà (che fatica non dire noise), ricorda il passato senza necessariamente ricalcarlo pedissequamente. Un primo vero segnale di vita nuova lo si ha con la tripletta Is this and yes/ If I am/ New you. Organetto e vellutata drum machine a fare da tappeto ai lamenti da sirena di Bilinda Butcher (Is this and yes), vaneggiamenti elettronici su melodie celestiali e ritmi sgonfi e sfibrati (If I am) un travolgente passo techno pop/hip pop (New you) passeranno probabilmente alla storia come il momento più pop del dream dei My Bloody Valentine.

In another way è la chitarra di Tom Morello dei Rage against the machine che ti appare in sogno a comunicarti il nuovo sodalizio amoroso con Satomi Matsuzaki, la voce nip-pop dei Deerhoof. Un sogno che viene bruscamente interrotto dal rave party scatenato da Nothing is con il suo loop di magnifico e pulsante fracasso, sempre uguale a se stesso eppure maledettamente necessario e dalla confusa e caotica (per alcuni un pregio, non per me) Wonder 2. Un mix perfetto, ex cathedra, tra sogno e rumore è ancora ben espresso in Who sees you.



Ho sempre ritrovato nel suono dei My Bloody Valentine un lato più duro e oscuro ed uno più sognante e mieloso che nel corso degli anni ha raggiunto quell’equilibrio perfetto nella miscela che gli ha resi unici. MBV, nei suoi variegati momenti, estremizza queste due facce rompendo in parte l’incantesimo del suddetto canone di perfezione alla ricerca di qualcosa che non venisse percepito come banale ripetizione o tombale autocelebrazione. Quanto l’esperimento sia effettivamente riuscito lo dirà il tempo e l’eventuale susseguirsi degli ascolti. Sta di fatto che i MBV, quantomeno, hanno finalmente placato le ansie di chi ha aspettato tanto.  Se la pretesa di qualità e quindi la soddisfazione dovesse essere proporzionata al tempo dell’attesa, saremmo autorizzati a sentirci davvero delusi. Preso invece per quello che è, sic et simpliciter, MBV, è un album valido, onesto, difficile per certi versi, ma lascia alla fine piacevolmente rinfrancati. In tanti hanno fatto quello che Shields e soci hanno teorizzato anni fa, ma quando il maestro scende (o sale?) nuovamente in campo, accorgersi che sia tutta un’altra musica, è rassicurante e rende finalmente giustizia a chi le scarpe le fissava non per vanità, ma per cambiare il destino delle cose.



giovedì 15 maggio 2014

I 10 album (più 1) di black music che mi hanno cambiato la vita

I 10 album (più 1) di black music che mi hanno cambiato la vita

Fare le liste è sempre difficile. Sia che si tratti di quella della spesa per la cena o di quella dei tuoi peggior nemici, si rischia sempre di essere imprecisi, superficiali, di lasciare fuori ciò che doveva star dentro o di tener dentro ciò che doveva starsene fuori. Come fare quindi a tracciarne una, di dischi di musica black, senza rischiare di fare un buco nell’acqua? Non lo so. E non lo voglio sapere. So però che una delle prerogative di questa musica è l’anima, spesso martoriata ed alla continua ricerca di una riscossa. Ferita e poi rigenerata. Passionale, orgogliosa, sofferente ma poi deliziata dalla bellezza delle cose della vita. Le cose semplici. Le cose essenziali.

Per sintonizzarsi su certe frequenze ci deve quindi essere, di base, una particolare predisposizione emotiva e forse anche culturale e sociale, che possa condurre l’ascoltatore ad una quasi perfetta condivisione di intenti e di sentimenti con chi si propone a te, dal vivo o filtrato da un disco. Quella che potrebbe quindi sembrare la cosa più difficile da fare, stilare una lista di 10 album black indispensabili (più uno), diventa la cosa più facile, se a guidare il processo selettivo non è più la mente o una la calcolatrice, ma il cuore. Il tuo cuore. Lui che non cerca spiegazione alle cose, lui che le vive, le sente e con istinto e passione te le mette irreversibilmente in circolo. Dà pure giudizi certo, basati perlopiù sull’emozione imponderabile, spesso irrazionale, spesso anche distorta e poco attendibile. Quante volte infatti ci si pente amaramente delle sue scelte, troppo impulsive. Ma tant’è.

La mia scelta, di cuore, è ricaduta così su 10 album, importantissimi per la mia personale formazione musicale sul genere e non solo. Ognuno di questi album è mio fedele compagno di vita, mi piace dire da sempre. Mi vergogno forse un po’ a dirlo pubblicamente, tanto è intima la faccenda, ma è giusto parlarne.

In ordine meramente cronologico:

1.       Sam Cooke – Night Beat (RCA, 1963)
Non l’album più famoso (se cercate quello, allora bisogna procurarsi “The Wonderful World of Sam Cooke”) di colui che è passato alla storia come il re della musica soul ma il più intimo e partecipato. Una sorta di prototipo per tutto quello che verrà e che influenzerà direttamente tutti gli altri artisti di seguito citati. L’archetipo.














2.       Nina Simone – Pastel Blues (Philips, 1965)
Il capolavoro di Eunice Kathleen Waymon in arte Nina Simone, la voce femminile del jazz nero, la regina della black music a 360°, una donna come ne nascono una o forse due ogni sei o sette generazioni. Il diamante.

 













3.       Otis Redding – Otis Blue/ Otis Redding sings soul (Stax, 1965)
Otis Redding fu un enfant prodige le cui doti canore furono “sfruttate” fin dalla tenerissima età per portare soldi in una famiglia poverissima. Aveva compiuto da poco 26 anni quando l’aereo su cui viaggiava precipitò sul lago Monona, nel Wisconsin. Giusto in tempo per regalare all’umanità uno dei dischi più belli di sempre nonostante composto, per la quasi totalità, da cover. Le lacrime.














4.       Isaac Hayes – Hot buttered soul (Stax, 1969)
La pelata più famosa e importante della musica soul e funk. Quattro tracce che cambieranno per sempre il corso della musica nera. Il fuoco.















5.       Donny Hathaway – Everything is Everything (AtCo, 1970)
Tutto è tutto per Donny, e se un turnista e artigiano della musica, riesce a intraprendere una difficile carriera da solista e tirar fuori una gemma di tale portata, non c’è spazio per altro. La passione.















6.       Roberta Flack – Quiet fire (Atlantic, 1971)
L’altra donna di questa classifica è un’altra icona, l’unica a mio avviso a tenere il passo (senza però eguagliare) Nina Simone. Quiet fire è l’apoteosi dell’anima mistica, tribale e sognante della black music. Il sogno.
















7.       Marvin Gaye – What’s going on (Tamla, 1971)
Questa volta tutto è chiaro. A tutti. Lui vuole fare l’amore con te, ma il sesso non c’entra niente. No, non sei gay(e), o forse lo sei anche. Non è importante. Il più grande.
















8.       Funkadelic – Maggot Brain (Westbound, 1971)
Tutta un’altra musica eppure la stessa musica. George Clinton rimescola le carte in tavola portando fumi, tanto groove e psichedelia nell’anima della musica. Gliene saremo grati per sempre. L’azzardo.














9.       Bill Withers – Still Bill (Sussex, 1972)
Con Still Bill Withers porta definitivamente il funk nel soul. Con rabbia, con trasporto, con ispirazione e talento. Nella mia personale classifica di interpreti neri di tutti i tempi, è secondo solo a Gaye. Ma non tutti i giorni. Il cuore.















10.   Curtys Mayfield – Superfly (Curtom, 1972)
Poche voci mi hanno sconvolto l’esistenza così come ha fatto quella, inconfondibile e veramente unica, di Curtis Mayfield. Se in abbinamento c’è un sound inzuppato di groove ammiccante, afro-orchestrale, magnetico, ecco che la colonna sonora di un film di terza serie diventa un classico sempiterno. Il sangue.














11.   Matthew E. White – Big Inner (Spacebomb, 2012)
Il non-classico che inserisco in classifica è la meravigliosa avventura contemporanea di questo inguaribile nostalgico, ormai fenomeno di culto, anche solo a guardarlo. Un omaccione barbuto e triste che appena parte la musica è magia. La fede.





giovedì 9 gennaio 2014

Fast Animals and Slow Kids - HYBRIS (...a saperlo prima)



Fast Animals and Slow Kids - HYBRIS (2013, Woodworm/ To lose la track)




emocore (in) italiano






Questa non è una recensione. Questo non è un post sul mio blog come gli altri. Questo non è il consueto “Album della settimana”. Questo non è un pensiero o il mio punto di vista  su un album uscito da poco, come tanti ce ne sono stati nell'anno appena terminato, qui e altrove, e come tanti altri spero ancora di scriverne. Questa che leggete è una auto-flagellazione virtuale, una crocifissione in sala mensa di fantozziana memoria, l’abbonamento alle prossime cinque edizioni dei Vattienti di Nocera Terinese, alla qual cosa si riferisce la foto sotto. 



Quest'anno i Fast Animals and Slow Kids hanno dato un seguito al già bello CAVALLI del 2011,  e lo hanno intitolato HYBRIS, e io non l'ho ascoltato (in tempo per la classifica di fine anno), e io non me lo perdonerò così facilmente.



Fino agli ascolti, ormai numerosissimi, di quest'album fantastico, ritenevo QUINTALE dei Bachi da Pietra, l'album italiano dell'anno (guarda caso, un altro album rilasciato dalla Woodworm). Oggi, 9 gennaio 2014, a distanza di ormai un mese dalla piacevolissima tortura della detta classifica, posso serenamente dire che dovrei quantomeno regalare decine di ascolti ad entrambi prima di decidere chi dei due la spunterebbe. 



E non è (solo) una questione tecnica, di estetica della musica, di testi scritti bene, cantati meglio, di immaginario generazionale descritto con commovente trasporto. Mai come questa volta è stata una vera reazione impulsiva, d'istinto, di reazione emo-tiva verso una proposta musicale, essenzialmente emo-core, genere al quale sono storicamente affezionato, in modo quasi sacrale, e che raramente riesco ad accettare fuori dai tempi che furono, neanche a parlarne poi se proposti in italiano.


E invece il treno, in folle corsa, di questi Fast Animals and Slow Kids mi ha regalato una botta dritta nei sensi che mi aiuterà a tenere bene a mente il loro nome per i prossimi giorni, mesi, (speriamo quanti più possibili) anni. L'italiano non è un problema, anzi un valore aggiunto se urlate con intensità sono parole che restano. La musica va fin troppo bene se la lezione emo è rivisita con metodo sempre più ispirato, traccia dopo traccia, sempre in crescendo, fino ad arrivare a quella "Calce" che, adesso come adesso, eleggo brano dell'anno. No, non ho detto brano italiano dell'anno. 
Lunga vita ragazzi. E scusate, ancora.





Tracklist
  1. Un Pasto Al Giorno
  2. Fammi Domande
  3. Combattere Per L'incertezza
  4. Dove Sei
  5. A Cosa Ci Serve
  6. Farse
  7. Maria Antonietta
  8. Troia
  9. Calce
  10. Canzone per un abete, Pt, 2
  11. Treno

sabato 14 dicembre 2013

LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI 100 DISCHI DEL 2013



Torna puntuale l'appuntamento con il classificone di fine anno di Asoulvibration, quello che in passato, statistiche alla mano, si è rivelato essere il momento più atteso e più seguito del blog. Un bell'anno questo 2013, che ne dite? Ricco di buona musica, di tanti graditi ritorni, di belle conferme come di promettenti esordi.  Anche quest'anno sono 100 i dischi che ho selezionato. Tanti, direte. Pochi, dico io e, soprattutto, difficilissimi da mettere in ordine di gradimento. Quello che leggerete è il risultato di uno sforzo immane per provare a dare una valutazione finale ai miei ascolti durante l'anno che sta per chiudersi. Spero possa piacervi e che possa essere un buon supporto per recuperare tutte le cose belle che possono esservi sfuggite.

Con l'occasione ringrazio, ad una ad una, tutte le persone che sono venute a trovarmi quest'anno. Per un novello del web quale io sono, avere quasi 11.000 contatti in un anno (escluse le mie visualizzazioni!) è stato grandioso. Commosso, ringrazio. Di cuore. Buon 2014!
                                                                                                                 
                                                                                                                                             Franz
                                                                                           
100. DEPECHE MODE - DELTA MACHINE
99.   BAUSTELLE - FANTASMA (ITA)
98.   THESE NEW PURITANS - FIELS OF REEDS
97.   LAURA MARLING - ONCE I WAS AN EAGLE
96.   MARLENE KUNTZ - NELLA TUA LUCE (ITA)
95.   MASSIMO VOLUME - ASPETTANDO I BARBARI (ITA)
94.   THE NATIONAL - TROUBLE WILL FIND ME
93.   SANTO NIENTE - MARE TRANQUILLITATIS (ITA)
92.   CAMPETTY - LA RACCOLTA DEI SINGOLI (ITA)
91.   MARTA SUI TUBI - CINQUE, LA LUNE E LE STELLE (ITA)

90.  BROTHERS IN LAW - HARD TIMES FOR DREAMERS (ITA)
89.  LUMINAL - AMATORIALE ITALIA (ITA)
88.  !!! - THR!!!ER
87.  PUBLIC SERVICE BROADCASTING - INFORM - EDUCATE - ENTERTAIN
86.  PET SHOP BOYS - ELECTRIC
85.  AUSTRA - OLYMPIA
84.  MGMT - MGMT
83.  JOHNNY MARR - THE MESSENGER
82.  QUEENS OF THE STONE AGE - LIKE CLOCKWORK
81.  PORCELAIN RAFT - PERMANENT SIGNAL

80.  OMAR SOULEYMAN - WENU WENU
79.  FRANZ FERDINAND - RIGHT THOUGTS, RIGHT WORDS, RIGHT ACTION
78.  VALENTINA GRAVILI - ARRIVIAMO TARDI OVUNQUE (ITA)
77.  THE EX & BRASS UNBOUND - ENORMOUS DOORS
76.  GIACOMO TONI - MUSICA PER AUTOAMBULANZE (ITA)
75.  THE KNIFE - SHAKING THE HABITUAL
74.  CALIBRO 35 - SAID (ITA)
73.  C+C MAXIGROSS - RUVAIN (ITA)
72.  ROKIA TRAORE' - BEAUTIFUL AFRICA
71.  KANYE WEST - YEEZUS


70.  DENSELAND - LIKE LIKES LIKE
69.  RHYE - WOMAN
68.  TRICKY - FALSE IDOLS
67.  DEVENDRA BANHART - MALA
66.  DROPKICK MURPHYS - SIGNED AND SEALED IN BLOOD
65.  POLICA - SHULAMITH
64.  ATOMS FOR PEACE - AMOK
63.  FOREST SWORDS - ENGRAVING
62.  BILL CALLAHAN - DREAM RIVER
61.  DARKSIDE - PSYCHIC

60.  SUADE - BLOODSPORTS
59.  DAVID LYNCH - THE BIG DREAM
58.  PRIMAL SCREAM - MORE LIGHT
57.  JANELLE MONAE - THE ELECTRIC LADY
56.  SULK - GRACELESS
55.  VAMPIRE WEEKEND - MODERN VAMPIRES OF THE CITY
54.  M.I.A. - MATANGI
53.  FOALS - HOLY FIRE
52.  MAZZY STAR - SEASONS OF YOUR DAY
51.  LOW - THE INVISIBLE WAY


50.  MELT BANANA - FETCH
49.  STUART WARWICK - THE BUTCHER'S VOICE
48.  PHOSPORESCENT - MUCHACHO
47.  SIMONA GRETCHEN - POST-KRIEG
46.  DIRTY BEACHES - DRIFTERS /LOVE IS THE DEVIL
45.  BLOOD ORANGE - CUPID DELUXE
44.  THE TALKING BUGS - VIEWOFANONSENSE (ITA)
43.  ZEUS! - OPERA (ITA)
42.  BLUE WILLA - BLUE WILLA (ITA)
41.  OVO - ABISSO (ITA)


40. MATANA ROBERTS - COIN COIN CHAPTER II - MISSISSIPI MOONCHILE
39. IN ZAIRE - WHITE SUN BLACK SUN (ITA)
38. TOY - JOIN THE DOTS
37. CALIBRO 35 - TRADITORI DI TUTTI (ITA)
36. CHELSEA WOLFE - PAIN IS BEAUTY
35. DER NOIR - NUMERI E FIGURE (ITA)
34. SIGUR ROS - KVEIKUR
33. MOMBU - NIGER (ITA)
32. LAND OF KUSH - THE BIG MAMBO
31. MY BLOODY VALENTINE - MBV


30. VOLCANO CHOIR - REPAVE
29. DAVID BOWIE - THE NEXT DAY
28. FUCK BOTTONS - SLOW FOCUS
27. DEATH GRIPS - GOVERNMENT PLATES
26. WOLFE PEOPLE - FAIN
25. CESARE BASILE - S/T (III° ITA)
24. FUZZ - FUZZ
23. GHOSTPOET - SOME SAY I SO I SAY LIGHT
22. THE BLACK ANGELS - INDIGO MEADOW
21. ARCTIC MONKEYS - AM


20.  BOARDS OF CANADA - TOMORROW'S HARVEST
19.  FIRE! - WITHOUT NOTICING
18.  WILLIS EARL BEAL - NOBODY KNOWS
17.  JOHN GRANT - PALE GREEN GHOSTS
16.  JAMES BLAKE - OVERGROWN
15.  MATTHEW E. WHITE - OUTER SPACE
14.  IRON AND WINE - GHOST ON GHOST
13.  TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD - STILL SMILING (II° ITA)
12.  KURT VILE - WAKIN ON A PRETTY DAZE
11.  ARCADE FIRE - REFLEKTOR


10.  ARBOURETUM - COMING OUT OF THE FOG/ thrill jockey

9.    BACHI DA PIETRA - QUINTALE  (I° ITA)/ la tempesta

8.    ANNA CALVI - ONE BREATH/ domino

7.    SUUNS - IMAGES DU FUTUR/ secretly canadian

6.    CAVE - THREACE/ drag city

5.    FIRE! ORCHESTRA - EXIT!/ rune grammofon

4.    BOMBINO - NOMAD/ nonesuch


3.    DAFT PUNK - RANDOM ACCESS MEMORY/ sony















2.   TYPHOON - WHITE LIGHTER/ roll call records
















1.    COLIN STETSON - NEW HISTORY WARFARE VOL. 3 (TO SEE MORE LIGHT)/ constellation


sabato 7 dicembre 2013

ALBUM DELLA SETTIMANA - Toy - JOIN THE DOTS

Toy - JOIN THE DOTS (Heavenly, 2013)





psych rock, shoegaze, krautrock, post-punk







Perché mi era piaciuto tanto l'esordio omonimo dell'anno scorso dei Toy? Vediamo. Ho trovato un'ispirazione inaspettata in giovanissimi ragazzi(ni) inglesi, che con tanta passione, metodo e indubbie doti tecniche, proponevano una ricetta che sebbene affondasse saldamente le proprie radici emotive e, per certi versi, pure tecniche, nel rock decadente dei Velvet Underground, vedeva costruita addosso una struttura musicale energica, sempre comunque piuttosto sfuocata negli elementi di primo piano (voci e chitarre) ma decisa e definita (specie dal vivo) nell'accoppiata delle retrovie basso-batteria. 



Con questo (pure troppo) veloce ritorno a distanza di appena un anno, i Toy riconfermano, senza alcuna ansia da prestazione, la loro forza e non mostrano evidenti forzature o imposizioni da cavalcamento dell'hype, per quanto, at the end of the day, non riescano a bissare, ai punti, il valore dell'album d'esordio. 



Di assoluto valore la title track, specie quando sconfina nell'inafferrabile finale da caciara psichedelica, To a Death Unknown, con il suo bagaglio di richiami (sempre i Velvet in prima linea) e il suo azzeccato uncinetto di chitarre ruvide, o l'epico finale, di quasi 10 minuti, dove i nostri tirano fuori l'artiglieria pesante e martellano con precisione la frazione temporale che incontrano, creando l'atmosfera giusta per  poter dire: altro grande album, bravi ragazzi(no)!




Tracklist:

1. Conductor
2. You Won't Be The Same
3. As We Turn
4. Join The Dots
5. To A Death Unknown
6. Endlessly
7. It's Been So Long
8. Left To Wander
9. Too Far Gone To Know
10. Frozen Atmosphere
11. Fall Out Of Love

lunedì 2 dicembre 2013

Goat - LIVE BALLROOM RITUAL (LIVE)

 Goat - LIVE BALLROOM RITUAL (LIVE) (Rocket, 2013)





psych rock, afrobeat, krautrock - live








Esce oggi, 2 dicembre 2013, l'atteso doppio LP live degli svedesi di Korpilombolo GOAT, autentica rivelazione della passata stagione grazie all'album d'esordio, apprezzatissimo in Europa e negli States, WORLD MUSIC. 



LIVE BALLROOM RITUAL contiene le registrazioni dello show tenutosi lo scorso 27 giugno agli Electric Ballroom di Londra in occasione del lancio del nuovo singolo Stonegoat. Una performance (o rituale, come loro amano definire i loro live) di fuoco dove WORLD MUSIC (più nuovi brani quali appunto Stonegoat e Dreambuilding) viene riproposto con la classica diluizione, astrazione e trasporto di una performance dal vivo. E se parliamo dei GOAT, che già nella versione in studio presentano bene tutte queste caratteristiche, lascio immaginare cosa può essere la trasposizione su disco di un loro rituale in mezzo alla folla. Registrato in estate, esce a ridosso del Natale 2013. Un'ottima idea per regalarlo, farselo regalare, regalarmelo! Buon ascolto.




Qui lo streaming di Deezer.

Tracklist:

01 DIARABI
02 GOLDEN DAWN
03 DISCO FEVER
04 STONEGOAT
05 LET IT BLEED
06 DREAMBUILDING
07 RUN TO YOUR MAMA
08 GOATHEAD
09 GOATMAN
10 GOATLORD
11 DET SOM ALDRIG FÖRÄNDRAS –KRISTALLEN DEN FINA
12 THE SUN THE MOON


sabato 30 novembre 2013

ALBUM DELLA SETTIMANA: Death Grips - GOVERNMENT PLATES

Death Grips - GOVERNMENT PLATES (self, 2013)






avant rap, hardcore hip pop, elettronoise





Il concerto dei Death Grips al quale ho assistito l'anno scorso (qui il report, qui un pò di foto scattate da me), mi ha cambiato.



Un cambiamento che in realtà era cominciato qualche tempo prima, quando scoprii l'esistenza di questo terzetto di Sacramento (quasi sempre un duo nei live) devoto a una miscela sonora esplosiva e dannata, dove parlare di hip pop, rap, hardcore-techno, noisecore, elettro, industrial ci sta, ma fino ad un certo punto. Un fiume costantemente in piena che non conosce pause o ridimensionamenti. Sempre costantemente nell'eccesso. Di suoni, parole, immagini (no dico, la cover di No Love Deep Web ve la ricordate no?). 

Con la media di un album e mezzo all'anno dal 2011 fino a quest'ultimo Government Plates siamo già a 4 album (il primo, in realtà, Eximilitary, "solo" un mixtape, anche se ad oggi, a mio parere, ancora il loro prodotto migliore). Ma il livello è sempre altissimo in ogni produzione, né si smentisce quest'ultimo LP, dove le cuffie restano incollate alle tue orecchie come ventose industriali, fino al perforamento del cervello.  Questo è il primo singolo estratto, dal titolo "You might think he loves your money but I know what he really loves you for it's your brand new leopard skin pillbox". Se credete che le emozioni forti non facciano per voi, lasciate pure stare.





Su questo video, l'ascolto integrale, buon viaggio: