Melt-Banana, FETCH (A-Zap, 2013) Noise, alt nippop, elettro hardcore
Come se ti dicessero che per ripararti dagli effetti di una deflagrazione nucleare devi indossare gli occhiali del 3D e alzare il bavero del cappotto, continuando comodamente a goderti lo spettacolo. Puoi pure farlo, magari il fungo lo vedi di un colore diverso e ti senti più sicuro e riparato. Quando però inizierai a renderti conto che tutto ciò non è bastato e comincerai a correre come un pazzo nella direzione opposta, avrai giusto il tempo di realizzare che quel mattone che ti sta fracassando la nuca è una dolorosa rima con la crudele realtà.
Fetch, dei giapponesi Melt-Banana,è un'esplosione nucleare. Di suoni duri e schizofrenici, amalgamati da corpose e martellanti frustate di basso, scanditi da rullate frenetiche di batteria, taglienti chitarre noise, disturbati da sapienti elementi/momenti di elettronica da film di fantascienza di seconda scelta. Un pò come se i Mars Volta dividessero la scena con i Deerhoof per radere al suolo ogni tua pretesa di ascolto comodo, rilassato e tendente al defaticamento celebrale. Per ascoltarli mi sono messo comodo sul divano, mani incrociate dietro la nuca e gambe tese tendenti allo scivolamento sul pavimento.
Povero me. Fu allora che mi venne in mente la scena dell'esplosione nucleare con gli occhialini del 3D. Tranquillo io, mentre il mondo attorno a me stava cambiando il destino delle cose, e la sistemazione degli oggetti delle mia stanza. Tutto a causa di quell'esplosione apparentemente scomposta, ma poi alla fine scientificamente testata, che risponde al nome di Fetch, dai sempre verdi Melt-Banana.
Tracklist:
01 – Candy Gun 02 – The Hive 03 – Vertigo Game 04 – Left Dog (Run, Caper, Run) 05 – Infection Defective 06 – My Missing Link 07 – Zero+ 08 – Schemes Of The Tails 09 – Lie Lied Lies 10 – Red Data, Red Stage 11 – Then Red Eyed 12 – Zero
Teho Teardo e Blixa Bargeld - STILL SMILING (Spécula, 2013)
Industrial - Avantgarde
Ci sono cose che mi scorticano le
membra fino a solleticarmi l’anima.
L’aria è densa, pesante. L'umore, mediamente critico, con me stesso, in
primo luogo. Vorrei non capire quello che mi dite perché nella pacifica incoscienza
si ripara e si sostanzia la mia ansia, spesso disattesa, di divertimento.Ma poi va a finire che capisco tutto, o così m’illudo.
Ed è una cosa terribile, se poi siamo in pochi, a capire. La musica è
divertimento, in primo luogo, ma è anche ansia di conoscenza, di scoperta, di
purificazione attraverso un percorso tortuoso e saturo di insidie scomode. Mi
domando. Esiste, nella musica, un punto di equilibrio tra il divertimento e la meticolosa
conoscenza? Tra la facile fruizione e la difficile e spesso irrazionale scoperta
di un bisogno complesso? Si può ancora gioire senza farsene necessariamente una
colpa? E’ colpa il desiderio solitario di rifuggire la splendida banalità alla
ricerca di un’emozione, all’apparenza illegittima, ma che si rivela poi
autentica e definitiva? La mente ed il cuore di chi alimenta e si alimenta di
musica sono degli strumenti di misura che con il tempo, generalmente, cambiano
la tara. Teho Teardo e Blixa Bargeld hanno più volte ed in
modo irreversibile manomesso la mia bilancia emotiva nel corso degli anni e
quest’album, Still Smiling, giunge
quando sono più che pronto a riceverlo. Di più, ne sentivo il bisogno. E con
me, ne sono sicuro, ci sarà una discreta schiera di navigatori temerari
appassionati di sentieri poco battuti ma dal fascino devastante.
Teho Teardo e Blixa Bargeld
sono due giganti della musica contemporanea che hanno saputo vivere comodamente
tanto nelle retrovie quanto sotto i riflettori, senza all’apparenza ricercare
né gli uni né gli altri. Fuori dai riflettori importanti, soprattutto agli
inizi delle rispettive carriere, la loro musica si è nutrita, per anni, nelle cantine
polverose di grandi metropoli europee (in particolare Roma e Berlino), degli
input provenienti dalle sottoculture più innovative, bizzarre e d’avanguardia,
contribuendo sicuramente a forgiarne i contenuti. Il primo è un artista
(compositore, musicista, sound designer) dalla trentennale carriera, gran parte
della quale su scala internazionale (tra i tanti, Meathead, Matera, Here, Operator), ultimamente impegnato soprattutto nella realizzazione di
colonne sonore originali per il cinema italiano d’eccellenza (sue le colonne
sonore originali, tra gli altri, de Il Divo
e di Una vita tranquilla) il secondo
è uno dei punti di riferimento della musica industrial
e dell’avanguardia tutta con la band culto degli Einsturzende Neubauten, di
cui è tutt’ora leader, oltre ad essere stato per anni (più di venti) la
chitarra ed una delle colonne portanti di Nick
Cave and the Bad Seads.
I due avevano già lavorato
assieme nel 2009 in
uno spettacolo della Socìetas Raffaello
Sanzio, la compagnia di teatro di Cesena devota alla sperimentazione e alla
rappresentazione d’avanguardia. In quell’occasione assieme a loro c’era anche Alexander
Balanescu, il visionario violinista
rumenopresente pure in questo Still Smiling assieme al suo fidato
quartetto d’archi. La collaborazione tra Teardo e Bargeld era poi continuata
l’anno successivo con la firma del brano “A quite life” per la colonna sonora
dell’omonimo (previa traduzione) film con Toni Servillo. Brano tra l’altro ripresentato
in quest’album con una nuova magnifica veste. A completare la squadra di
musicisti che prestano la propria opera per quest’ultimo progetto c’è poi il superlativo
violoncello di Martina Bertoni.
Still Smiling è, insieme, il teatro d’avanguardia e la composizione
cinematografica, l’ansia, la forza e l’irrequietezza industrial verso la comunicazione, simultanea, di bisogni vitali e di
apparenti banalità attraverso un mezzo che sembra indecifrabile e che ne
ribalta i rispettivi ruoli. Il cantato teatrale di Bargeld passa, anche
all’interno di uno stesso brano, dall’italiano al tedesco all’inglese senza
regola apparente alcuna guidato soltanto dalla musicalità e dall’emotività delle
rispettive peculiarità fonetiche. C’è un magico connubio tra l’elettronica elegante
di Teardo ed il fascino oscuro e angosciante degli archi, cadenzati e ritmati o
semplicemente assecondati dalla voce di Bargeld, sempre in primo piano, e
sempre perfettamente incastonata nell’amalgama sonora impeccabile che ne
deriva. Still Smiling è, soprattutto, un forte concentrato di emozioni. E
queste, davvero, non le si possono spiegare. Le si possono vivere, le si possono
indicare, ma si deve essere pronti a riceverle così come preparati a viverle da
soli, o in buona compagnia.
Succede così a quelle cose, a quelle persone, a
quelle forme d’arte che mi scorticano le membra fino a solleticarmi l’anima.
Granturismo - CAULONIA LIMBO YA YA (Brutture moderne, 2013)
Calypso punk - cantautori - indie rock
Si racconta che lo stesso Stalin avrebbe detto che "ci vorrebbe un Cavallaro in ogni città". L'eco di quella epica impresa avrebbe infatti raggiunto niente meno che il quartier generale del partito comunista, dopo che il rivoluzionario sindaco di Caulonia, tale Pasquale Cavallaro, nella martoriata Calabria del primo dopoguerra, si ribellò al sistema precostituito proclamando la Repubblica Rossa di Caulonia. Un'impresa epica che durò però appena una settimana, e della quale forse oggi si parla più con simpatia che con rigore storiografico. Tra i lontani discendenti di Pasquale Cavallaro c'è Claudio Cavallaro, mente, braccia e gambe della macchina Granturismo, di base in Romagna.
Il titolo dell'album è quindi un chiaro riferimento a quella particolare esperienza della storia d'Italia, riformulato probabilmente (ma è solo una mia congettura) in onore della Gris Gris Gumbo Ya Ya di Dr. John, il primo brano della carriera del venerato bluesman sciamano di New Orleans.
Dicono di aver fatto un album di "calypso punk", e per una volta, l'etichetta auto impressa ci sta proprio bene. I potenti fuzz delle chitarre, si mescolano a ritmi talvota caraibici (Vieni a dormire con me, Può darsi sia l'autunno), in ambientazioni spesso brit popdi sbocco psichedelico (la deliziosa Meraviglioso errore ricorda molto l'approccio stilistico dei Kula Shaker) altre volte in puro stile indie pop/rock albionico (Domenica), sempre comunque alla presenza di godibilissimi mash-up stilistici che ne caratterizzano la vena gaudente e priva di stretti confini dentro i quali noisamente rinchiudersi.
Caulonia Limbo Ya Ya è un album fresco, originale, dove la simpatia dell'approccio scanzonato si mescola ad uno studio ed ad una cultura musicale che sono invece scientifici ed appassionati. E' un album che ti capita di ascoltare, per caso, come tanti altri, ma che poi, a differenza di tanti tra i tanti, non la finisce più di bussare alle tue orecchie. Insomma, cose che capitano. Per fortuna.
Tracklist
01. Me ne vado al mare
02. Vieni a dormire da me
03. Meraviglioso Errore
04. Domenica
05. Canzone di parole
06. Inno della repubblica di Caulonia (mosso)
07. Può darsi sia l'autunno
08. Distanze
09. Dubbi Dubbi
10. Non essere visti
11. Inno della repubblica di Caulonia (adagio)
C'è vento forte e l'aria è carica di umidità, come spesso accade da queste parti. La puzza acida del carburante si mescola a quella nauseabonda delle alghe in putrefazione mista a salsedine e ferro arruginito. Ci sono bambini che corrono, donne che parlano, uomini che pensano. E poi c'è un uomo in particolare, sulla cinquantina, solo, con una chitarra sulle spalle e lo sguardo fisso in avanti. Non si volta, neanche per un attimo, è come un toro che ha puntato la sua preda e non sa pensare ad altro. A vederlo diresti che è furioso, e che sta viaggiando non per diletto o vacanza, ma per rimettere a posto qualcosa. Quell'uomo, capelli lunghi mossi dal vento, viso scavato, barba incolta, si chiama Cesare Basile e sta tornando nella sua Sicilia dopo anni passati altrove in Italia e non solo.
Quel viaggio non è quindi casuale per Basile, come casuale non sarà la sua nuova vita in Sicilia, a Catania, la sua Catania.
"Una terra riscopre la propria identità quando comincia a pensarsi come espressione di una cultura originale e autonoma. Quando fa della propria identità un progetto di futuro aperto. Per questo abbiamo deciso di fare dei nostri bisogni un capolavoro. Da isolati abbiamo cominciato a vederci, a parlare. Da scappati a tornare"
Con queste parole comincia il Manifesto de l'Arsenale, " una libera federazione di musicisti e di arti e mestieri della cultura che vede nel territorio siciliano un unico laboratorio di indipendenza [...] una filiera territoriale contrapposta alla necessità dell'emigrazione e della fuga".
In questo contesto fisico e di intenti è nato l'ultimo album di Cesare Basile, tra i più dotati e visionari cantautori contemporanei che ribadisce oggi il suo talento esclusivo portando la sua produzione a vertici stilistici ed emotivi che non aveva ancora toccato.
A questo punto sembra pure inutile dirlo, ma realmente ascoltando l'album ci si ritrova immersi in un mondo di sfruttati che vogliono rialzarsi, di ingiustizie da giustiziare, di umili maestranze che sudano la propria libertà, di chiodi schiacciati e di mali da scacciare. E poi c'è quell'intensità dell'interpretazione, specie nelle canzoni in siciliano stretto, quella musica che è folk, non convenzionale, spesso puro blues mediterraneo, a tratti d'avanguardia. Tutto si mescola naturalmente fino a solidificarsi in una granitica celebrazione dello spirito autentico di un artista che offre la sua anima nuda e la sua mente libera.
Cesare Basile è l'ultimo omonimo album di un artista che ha fatto una scelta netta nella propria vita, tanto quella artistica quanto quella umana. E' scappato ed è tornato. Tanti soffrono per il distacco da ciò che ci appartiene, molti soffrono perchè ciò che ci appartiene è sempre più lontano, sempre meno proprio. Pochi soffrono per riprendersi ciò che era stato ingiustamente abbandonato a se stesso. Se credete che sia impossibile ritrovare tutte queste emozioni, e altre ancora, in un semplice disco, concedetevi almeno la possibilità di esservi sbagliati.
Ulteriori notizie riguardo Cesare Basile su Urtovox e su Wikipedia.
Tracklist
1. Introduzione e sfida
2. Parangelia
3. Canzoni Addinucchiata
4. Nunzio e la Libertà”
5. Marilitta carni
6. Minni spartuti
7. L’Orvu
8. Caminanti
9. Lettera di Woody Guthrie al giudice Thayer
10. Sotto i colpi di mezzi favori.